Le “Dolcissime” si concedono a “Lo Scricciolo”!

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sabato, 21 dicembre 2019

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In seguito alla fortunata proiezione del film il 4 ottobre, le classi seconde e terze della secondaria di primo grado hanno intervistato le giovanissime protagoniste, le quali, con gentilezza e simpatia, si sono concesse al nostro giornalino scolastico.

Ecco, dunque, le risposte di Giulia ‘Fiore’ Fiorellino, Giulia Barbuto Costa da Cruz, Margherita De Francisco e Alice Manfredi, pronte a rivelarsi senza filtri per Lo Scricciolo.

“Dolcissime” affronta la tematica del bullismo: nelle vostre vite private, come l’avete superato, riuscendo a andare avanti?

Fiore: «”Dolcissime” affronta, sì, un tema molto importante per noi, perché nella vita ci siamo sentite quasi tutte prese in giro per i nostri difetti o i nostri problemi. Sicuramente l’abbiamo superato, circondandoci di persone che ci amano e ci accettano per quello che siamo, ma, soprattutto, cominciando da amare di più noi stesse e prendendoci cura di noi stesse».

      Giulia B.: «Penso, in realtà, che il bullismo non si superi mai del tutto: ci saranno sempre quei piccoli momenti che ti fanno ricordare il passato. Penso che il segreto sia accettarlo e conservarlo, perché, nonostante il bullismo sia un’azione orribile per chi lo subisce, penso che, per quanto mi riguarda, mi abbia fatto diventare la persona forte e coraggiosa che sono oggi».

Margherita: «Dalla fine della terza media, con l’inizio del liceo, mi sono ritrovata con delle persone più mature, a cui non importava del mio aspetto fisico. Poi, ovviamente, dopo otto anni di bullismo, il mio carattere era cambiato radicalmente: ero diventata una persona insicura che stava sempre sulla difensiva, con costante bisogno di essere accettata da me stessa, ma, soprattutto, dalle persone che mi circondavano. Col passare degli anni, grazie ai miei amici e soprattutto dopo il film, ho riacquisito sicurezza. Tutt’ora mi ritrovo comunque in difficoltà ad accettare quello che è il mio fisico; comunque io sono nel pieno dell’età adolescenziale: ritengo sia abbastanza normale mettere in dubbio la propria bellezza».

Come siete state contattate per il film?

Fiore: «Il giorno del mio compleanno avevo postato una foto su Instagram; tramite quella foto, la capo casting l’ha vista sul mio profilo. Mi ha ritenuta idonea e mi ha contattata per fare un provino che feci la sera stessa. È stato speciale perché durò tanto. Ma si è creato subito un bell’ambiente e con il regista ci siamo trovate immediatamente bene: da lì partì questa avventura meravigliosa».

Giulia B.: «Francesco, che è il regista, un giorno era venuto nella mia scuola per cercare delle ragazze adatte al ruolo del film e, semplicemente, come mi ha detto anche lui, mi ha vista nel corridoio e mi ha chiesto se potevo mandare un mio video di presentazione ai casting. E poi da lì è partito tutto».

Margherita: «Sono andata ai provini che stavano facendo, pensando fosse un ruolo da comparsa, dato che non avevo mai fatto niente del genere: non mi aspettavo un ruolo da protagonista! E, al terzo provino che ho fatto con Francesco, a un certo punto, lui mi dice: “Sì, in teoria, questo sarebbe un ruolo da protagonista e tu dovresti interpretare Chiara».

Alice: «La mia allenatrice mi ha mandato a un casting dove cercavano persone che facessero nuoto sincronizzato. Io e le mie amiche siamo andate per gioco e poi io sono stata chiamata altre volte».

Siete tre ragazze autoironiche: come riuscite a scherzare su un tema che per molto tempo è stata causa di insicurezza?

Fiore: «Secondo me, se le altre persone vedono che io mi prendo in giro, automaticamente loro non si sentono più in diritto di offendermi e ferirmi, perché vedono che a me non fa né caldo, né freddo. Poi, sinceramente, sono una che crede nella verità. Ohhh, siamo tre ragazze grasse, quindi va detto: siamo grasse, siamo tre balene e ne andiamo fiere, perché siamo così e ci distinguiamo dalla massa».

Giulia B.: «Perché penso che siamo noi stesse a dover scherzare su questo argomento, sennò le persone lo prendono troppo seriamente, e, soprattutto, penso che ormai io abbia una consapevolezza diversa del mio corpo e, ora come ora, mi amo e mi accetto per quello che sono. Quindi, se sono felice io, è giusto che non abbia più quelle insicurezze di una volta e che ogni tanto si scherzi senza problemi».

Margherita: «Io non ho mai fatto molta ironia sull’insicurezza fisica mia e degli altri: è una cosa recente. A volte mi succede, non me ne accorgo neanche, perché non avevo mai pensato di alleggerire il peso che porta l’argomento sull’insicurezza fisica».

Per girare le scene in piscina vi siete preparate o già sapevate nuotare? Vi piacerebbe continuare a praticare il nuoto sincronizzato?

Fiore: «Sapevamo nuotare, però, comunque, non conoscevamo il nuoto sincronizzato, quindi abbiamo fatto tre mesi di lezione in merito, per imparare la coreografia, che, purtroppo, neanche si vede nel film e ne siamo contenti, perché non veniva neanche bene».

Giulia B.: «Sì. In realtà io avevo fatto tre anni di nuoto, ma era una cosa più scolastica, quindi, quando ho saputo di dover nuotare, non c’erano problemi, perché quello mi riesce. Il problema è venuto più tardi, perché, dopo la parola “nuoto”, c’era “sincronizzato”, e, da lì, tutte e tre ci siamo un po’ preoccupate. Però abbiamo fatto all’incirca un mese di allenamento e, con un po’ di fatica, abbiamo imparato una coreografia che, nel film, si vede a spezzoni e tante altre cose sul nuoto sincronizzato. Io, personalmente, mi sono innamorata di questo sport, perché non ero a conoscenza della difficoltà e dell’eleganza che ci fosse dietro. Ma non credo di continuare a svolgerlo».

Margherita: «Io sapevo già nuotare, ma non sapevo fare nuoto sincronizzato. Prima delle riprese abbiamo fatto un po’ di mesi di allenamento. Mi spiace, ma il nuoto sincronizzato non è il mio sport».

Dopo aver girato il film, è cambiato qualcosa nei confronti della vostra fisicità?

Fiore: «Io mi amo di più. Mi trovo bellissima. Mi guardo allo specchio e dico: “Minch*a, che gnocca!”»

Giulia B.: «Sì, decisamente. Prima del film mi vedevo come la ragazza grassa che doveva dimagrire e basta; ora penso di aver cambiato totalmente opinione su di me: finalmente posso guardarmi e accettarmi per quello che sono, cercando sempre di migliorarmi, ma, questa volta, per me stessa e non per gli altri».

Qual è stata la scena più difficile da girare?

Alice: «Per me è stata la scena dove dovevo fare l’allenatrice alle tre Dolcissime, forse perché non sono proprio il classico esempio di ragazza stron*a e non mi veniva da fare così facilmente questo ruolo. È stato veramente faticoso!»

Giulia B.: «Per quanto mi riguarda, la scena più difficile è stata quella dove avviene il mio incubo – sono sotto l’acqua, indossando il costume di mia mamma, con intorno le ragazze di sincro – perché sono dovuta stare per molto tempo sotto l’acqua e anche per il fatto che avevo più o meno dieci chili di pesi nel costume, per riuscire a stare sotto l’acqua! Senza pensare alla respirazione! Mi creava un sacco di ansia il non riuscire a risalire facilmente, ma, ovviamente, avevo intorno a me tutta la troupe che mi ha aiutata, e devo dire che è anche una delle scene che più mi è rimasta nel cuore».

Fiore: «Per me, la scena più difficile da girare è stata quella della corsa, dove correvamo, ci allenavamo. Non sono una persona molto atletica e, avendo problemi alle ginocchia, faticavo il triplo delle altre».

Margherita: «Per me ci sono state due scene molto complicate. La prima in assoluto p stata quella con Alice; siamo state ore e ore a girare quella scena alla ricerca delle espressioni giuste per quel momento. La seconda è stata l’ultima, perché non ero/eravamo abituata/e a mostrarmi/ci in costume davanti a tutte quelle persone – tra le comparse e la troupe, saranno state ottanta e, con quel costume, il disagio era alle stelle».

Come facevate a gestire gli impegni scolastici con i tempi delle riprese del film?

Alice: «Beh, il film è stato girato d’estate e quindi non mi ha mai creato problemi. Solitamente mi portavo i compiti sul set e li facevo durante le pause. Per quanto riguarda le prove, invece, le facevamo una volta a settimana, quindi, essendo abituata a organizzarmi per gli allenamenti, non mi è pesato farlo anche per il film».

Giulia B.: «In realtà, abbiamo girato nei mesi di luglio/agosto, quindi non abbiamo avuto problemi per il film. È stato complicato per le prove, perché le avevamo iniziate da molti mesi prima; semplicemente le facevamo nel pomeriggio, per avere la mattinata di scuola libera e, con lo studio, mi gestivo non appena finivo di provare».

Margherita: «Abbiamo girato durante l’estate. Prima del film, invece, ci sono stati mesi e mesi di prove che coincidevano con gli impegni scolastici, ma, tra un ritardo qui e un ritardo là, siamo riusciti a fare tutto e, devo dire, anche bene».

Fiore: «Io, durante le prove, lavoravo: facevo due lavori e studiavo all’università e intanto andavo alle prove. Però, avendo girato d’estate, avevo messo in pausa gli esami e non ho avuto problemi».

Dopo l’uscita del film, gli amici che avevate sono rimasti? O addirittura se ne sono aggiunti degli altri, solo per poter dire di conoscervi?

Alice: «Sì, i miei amici sono rimasti tutti e no, non ho avuto nessun amico per convenienza. O, se ce l’ho, non me ne sono accorta».

Fiore: «Sicuramente abbiamo più followers su Instagram e questo ci piace, quindi seguiteci! Però non ho perso nessuno e non si è aggiunto nessuno in più nella cerchia di amici, perché gli amici li posso contare sulle dita di una mano. Ma mi sono resa conto che molte persone che prima credevo mie amiche non si sono degnate neanche di andare a vedere il film e questo mi ha fatto stare male, perché, se credi in me, mi sostieni».

Giulia B.: «Molte amiche le ho perse perché erano più concentrate su quello che sarei diventata, piuttosto che a starmi accanto; ovviamente, molte persone si sono avvicinate, ma io sono in grado di capire chi mi vuole bene veramente per quello che sono».

Margherita: «Io, di per sé, sono una persona che fa amicizia abbastanza facilmente. Quindi, se ho acquisito dei nuovi amici solo perché volevano dire di conoscermi, non me ne sono accorta. Comunque, credo che non sia successo, anche perché mi trovo bene con gli amici che ho ora e, dopo il film, comunque, non ne ho persi».

Giulia B., in una scena di “Dolcissime” scopri che il costume a te destinato è stato riservato a Alice. Nella vita reale, avresti avuto la medesima reazione?

Giulia B.: «Probabilmente sì, perché, nella vita reale, sono molto legata a mia mamma, quindi pensare che una cosa che era destinata a me venga data ad un’altra non mi farebbe piacere».

Fiore, rispetto alle altre due protagoniste, hai un carattere diverso, che spicca. Questo come ti fa sentire? Può capitare di sentirti un po’ esclusa?

Fiore: «Sicuramente non hanno mai fatto sentire esclusa. Però, molte volte, mi sono sentito io la pioniera di alcune situazioni in cui, col mio carattere forte, le portavo avanti, le spronavo, le facevo sentire bene. Però la cosa bella è che io, con loro, mi sono sempre potuta sentire me stessa; ho sempre potuto non nascondere il mio carattere e loro non mi hanno mai giudicato per questo. Sì, a volte litigavamo, perché, appunto, il mio carattere forte ci metteva molto in discussione, però non è mai stato motivo di esclusione o mancanza di affetto».

Margherita e Alice, siete le più giovani delle “Dolcissime”. La cosa ha influito sul lavoro di preparazione del film? Come siete state accolte in un mondo di soli adulti?

Margherita: «Beh, comunque, fare questo film e lavorare con persone adulte mi ha fatto crescere molto a livello caratteriale e a livello lavorativo; nel mondo degli adulti, mi sono sentita accolta, benvoluta, anche perché le persone con cui mi trovavo/ci trovavamo erano molto disponibili e aperte, quindi questa cosa non mi è pesata. Io non credo che abbia influito sulla preparazione del film».

Alice: «No, non ha influito sul lavoro di preparazione del film perché mi hanno sempre considerato una ragazza matura per la mia età e quindi potevano affrontare con me discorsi da adulti; non ero tagliata fuori, né mi facevano fare un lavoro a parte perché ero più piccola. Sono stata accolta molto bene: eravamo tutte sullo stesso piano ed, essendo io la più piccola, mi sentivo coccolata, la più piccina. È stato molto bello: mi sembravano tutti una grande famiglia che si prendeva cura di me!»

Grazie ancora per la vostra disponibilità. Siete fantastiche, siete Dolcissime!

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